La morte e la nascita

Solo una decina di giorni fa è mancato mio nonno, un pilastro della famiglia, un omone grande grande con gli occhi blu e il cuore tenero. Il papà della mia mamma.

I giorni in ospedale con lui, gli ultimi giorni, le ultime ore con lui hanno riaperto una ferita dentro di me e in qualche modo, seppur assurdo, ne hanno guarito un pezzetto.

La morte e la nascita sono così collegate tra loro, così profonde, intense, trasformatrici.

Vivere vicino a qualcuno sapendo che morirà è qualcosa che ho già provato, per quasi sette anni abbiamo vissuto e convissuto con i tumori di mia mamma, per tre anni abbiamo convissuto con la consapevolezza che fosse terminale.

Quando vivi la quotidianità con qualcuno che sta per morire, per breve o lungo tempo che sia, senti crescere il valore di ogni gesto, di ogni parola, impari a dare il giusto peso alle cose. Cerchi di chiarire le incomprensioni, di non lasciare sospesi, a volte metti da parte l’orgoglio e lo sostituisci con quello che conta davvero: l’amore.

3137_1095027030157_8004821_nDegli ultimi giorni di mia madre i ricordi sono confusi, era il 2012, avevo 24 anni, una vita incasinata e non facevo altro che domandarmi perché stesse succedendo proprio a noi. Sono stata con lei sempre fino all’ultimo istante ma ho portato con me dei vuoti di memoria, delle istantanee sfuocate, attimi che si sovrappongono, tantissima rabbia che con il tempo ho guarito.
Stare vicino al nonno, da nipote, per quel che ho potuto, ha fatto riaffiorare ricordi, emozioni, ha ricreato una linea del tempo che avevo perso. Ho potuto dirgli tutto quello che volevo, abbracciarlo e farmi fare tante carezze, non come una bambina impaurita stavolta, ma come una donna. Gli ho mostrato fino all’ultimo le foto dei miei bambini e portato i disegni di Micol. E nel salutarlo, anche se avrei voluto averlo altri 100 anni con noi, ho sentito che ciò che stava accadendo era nell’ordine delle cose, l’ho ringraziato per la sua saggezza, per le sue mani grandi, per tutte quelle volte che ci ha portati a pescare da bambina, per le vacanze insieme, per i panini con il salame, i pomeriggi nell’orto, i sorrisi ai miei bambini, per avermi portata in piscina tutti i giorni quando nuotavo, per essermi venuto a prendere a scuola, per avermi portata in giro in bicicletta, per essersi preso cura di mia mamma tutte le volte che io non c’ero. E l’ho salutato sapendo che lei sarebbe stata li per lui, per accompagnarlo sull’arcobaleno, come dice Micol.51914349_10216727161485676_4214859442895716352_o

 

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