Ero la prima a giudicare un mondo che nemmeno conoscevo, se non da figlia

Oggi parlando con un’amica riflettevo su di me prima di essere mamma.

Quante volte ho guardato quella mamma al supermercato con i bambini che correvano ovunque, pensando che a me non sarebbe mai successo, quante volte ho visto bimbi buttarsi per terra e fare i ‘capricci’ pensando tra me e me che fosse la mamma a non avere polso. C’è che anche io ero la prima a giudicare un mondo che nemmeno conoscevo, se non da figlia.

Poi sono diventata mamma. E il viaggio è ed è stato difficile, intenso, profondo. Ho messo in discussione tutto perché ai pianti di Micol mi rispondeva il cuore e la pancia e il bisogno di stringerla a me. E allora vaffanculo i ‘lasciala piangere, si deve abituare’, io la prendevo in braccio e la stringevo a me. 

E poi è arrivato il suo primo compleanno, e il suo secondo compleanno e tra l’uno e l’altro, i suoi no, i suoi ‘scleri’ e i ‘capricci’ e anche qui ho imparato ad ascoltarmi perché per 3 volte che urlo ce ne sono almeno il doppio in cui cerco di parlarle, ascoltarla, capirla, abbracciarla , conscia che è una fase, che dietro c’è un bisogno e conscia che in quelle 3 volte in cui ho urlato forse almeno 2 dietro alle urla c’era solo un MIO bisogno di tempo, spazio, riconoscimento. 

Ho ancora infinite cose da imparare. Una cosa però l’ho capita: quando sono io quella mamma che al supermercato si ritrova la figlia ‘fuoricontrollo’ ( perché diciamolo il supermercato non è un posto per bambini, ci sono tante cose belle e adulti che ti dicono in continuazione di non toccare niente)tutto ciò di cui NON ho bisogno sono i commenti intorno. 
Commenti che comprendo perché sono stata la prima ad avere una visione completamente diversa dall’attuale dettata da vecchi schemi, commenti che comprendo da che retaggio vengono, ma che non aiutano.

Un giorno una signora mi si è avvicinata vedendo me con Thommi in fascia e Micol che non voleva salire in macchina sotto casa, e semplicemente mi ha sorriso e senza chiedermi niente si è abbassata a parlare con Miki ‘ come ti chiami? lui è il tuo fratellino?’

Basta poco a volte per spezzare quei 5 minuti di ‘sclero collettivo’.
Spesso basta un sorriso, di quelli veri, accoglienti.48420149_392089504864296_7238851675836907520_o

Pubblicato in: Blog

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